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Sabato 15 giugno



L'alba del 15 giugno una fitta nebbia grava sul Montello, addensatasi particolarmente sull'alveo del Piave. Alle 3 inizia il tiro delle artiglierie della VI Armata sulle batterie italiane, con impiego anche di proiettili a gas calibro 10,5 cm. che però hanno solo effetto parziale essendo vecchie munizioni tedesche. L'artiglieria italiana come afferma la Relazione Ufficiale austriaca, risponde al fuoco di preparazione soltanto alle 5. Conclusosi il tiro austriaco di controbatteria alle 5:30, dalle 5:45 alle 6:20 l'artiglieria della VI Armata accorcia il tiro per sconvolgere la 1^ linea italiana con azione tambureggiante.
Nel volume "La Battaglia del Montello. Comando 8^ Armata. Ufficio Informazioni (Riservatissimo)" si legge:


"Al tiro intenso delle granate comuni e a liquidi speciali venne da parte del nemico aggiunto pure l'uso di proiettili fumogeni, per cui tutta la superficie del fiume lungo tutta la fronte dell'Armata, andò ricoprendosi di uno strato di nebbia densa e compatta di circa 20 metri d'altezza, che unitamente alla caligine del mattino e al fuoco e alla polvere degli scoppi, impedì agli osservatori nostri e anche ai difensori delle postazioni mitragliatrici, che si trovavano sulla seconda linea di resistenza o marginale, di vedere ciò che succedeva sulla sponda avversaria o nel letto del fiume"

Approfittando della visibilità quasi nulla, il XXIV Corpo decide di utilizzare gli isolotti e le "grave" per passare il Piave, così da portare le truppe di primo urto il più vicino possibile alla sponda opposta, con il vantaggio di sottrarle al tiro di contropreparazione dell'artiglieria nemica e di fare un solo balzo sulle postazioni della 1^ linea italiana. La tattica, anche perché le bombarde e i cannoni italiani tirano prevalentemente sulla sponda sinistra, ha pieno successo.
Alle 5:10 la 31^ divisione (gen. Lieb), per evitare ulteriori perdite causate dal fuoco italiano d'artiglieria proveniente dal M. Sulder, incomincia a far traghettare il Piave in tre punti della stretta di Falzè agli scaglioni avanzati dei suoi reggimenti 44° e 69°. I soldati di quei reparti salgono sulle chiatte in numero talmente elevato da provocare qualche affondamento per l'eccessivo carico. Dopo aver preso terra a cà De Faveri, occupano alle 6:15 la 1^ linea italiana, ma per il tiro, ora intensificatosi dell'artiglieria, gli austriaci sono costretti a continuare l'attraversamento soltanto nella zona più defilata a est di Falzè e non riescono a gettare il ponte di barche.
La 13^ divisione Schützen (gen. Kindl) inizia alle 5 il traghettamento del fiume, con i suoi reggimenti 24° e 25° Schützen, tra la foce del F. Soligo e la forra di casa Mercadella, dopo aver fatto uso dei nebbiogeni. Alle 6 è sul Montello, dove ha subito ragione dei fanti italiani che tengono Ia 1^ linea; alle 13 riesce anche a completare la costruzione di un ponte di barche davanti alla Villa Jacur.
La 17^ divisione (gen. Ströher) attraversa su pontoni il fiume a sud di Mina alle 5:40 con il primo gruppo costituito dagli scaglioni d’avanguardia dei reggimenti 39° e 46°. L'attacco inizia anche qui il più presto possibile per evitare l’efficace tiro dell'artiglieria italiana appostata intorno ad Arcade e a sud di Nervesa.
Alle 7:15 i battaglioni ungheresi riescono a occupare la 1^ linea italiana a circa 1 Km a nord-ovest delle prime case di Nervesa, ma non riescono a gettare un ponte di barche a causa del continuo e intenso fuoco delle batterie italiane che si avvalgono dell'ottima osservazione aerea anche per l’imperizia della compagnia di pontieri incaricata di compiere quel lavoro. Il grosso dei reparti viene quindi fatto dirottare verso il punto di traghettamento più a monte utilizzato dalla 13^ divisione, causando il ritardo del passaggio del Piave da parte degli altri due reggimenti della 17^ divisione. Le truppe austroungariche, dopo aver sopraffatto le postazioni della linea "marginale", s'inoltrano con decisione verso l'interno dei Montello. L’ordine è categorico: avanzare il più rapidamente possibile verso ovest sulla strada marginale settentrionale e verso Nervesa e percorrere, se non si è contrastati le carrarecce che attraversano il Montello, lasciando ai rincalzi il compito dell’eliminazione dei caposaldi italiani che ancora resistono al rastrellamento delle zone conquistate. Alle 10 gli Honvéd della 31^ divisione sono sul colesel della Zotta q. 192 metri; le avanguardie della 13^ Schtützen giungono alla stessa ora al Colesel delle Zorle q. 207 metri e poi con rapida avanzata al Colesel della Madonna q. 183 metri, la 17^ divisione punta pericolosamente verso sud-est lungo il Piave e anch’essa verso le 10 arriva alle prime case di Nervesa.
La situazione precipita: la 2^ linea "della corda" è ormai alle spalle degli assalitori e la 3^ linea di Corpo d'armata è superata in quei punti dove il sottile velo dei difensori non ha retto. Sopraffatti o circondati dalle colonne d'assalto che fanno largo uso di lanciafiamme e di mitragliatrici portatili, molti soldati italiani sono fatti prigionieri. Tra le due linee si difendono qua e là nella boscaglia, senza più coesione, soltanto reparti isolati della 584^ divisione: il 216° (Brigata Tevere), il 163° e il 164° (Brigata Lucca) sono praticamente annientati e 70 pezzi di piccolo calibro e 50 bombarde perduti.

Ma come è potuto avvenire il crollo dell'intero dispositivo di difesa del settore centro-orientale del Montello? Oltre alla netta superiorità numerica e alla indiscutibile bravura e preparazione nella tecnica di combattimento, il fulmineo successo austroungarico si è avvalso di tre fattori determinanti:

Topografico: Il Montello, a differenza della pianura alle spalle del Piave, non consente un'efficace difesa in profondità, appoggiata a caposaldi che si diano mutuo supporto, per la mancanza di un vasto campo visivo tra essi. Doline, "colesel", accentuate ondulazioni del terreno, boschi cedui restringono a poche centinaia di metri, talora a poche decine, il campo visivo, per cui da ogni caposaldo e da ogni tratto di trincea non si è in grado di sapere quanto accada in ogni altra zona, anche vicina. Quindi ogni elemento del dispositivo di difesa è a sé stante e avulso dall'insieme, risultandone quindi in modo decisivo compromessa la sua efficacia.
Meteorologico: Il mattino del 15 giugno, come già detto, è nebbioso; caligine resa più densa dai nebbiogeni e dal fumo e dalla polvere degli scoppi dei colpi d'artiglieria in arrivo e in partenza. Ogni mitragliatrice nei caposaldi (postazioni in cemento armato o in "barbetta") è come non ci fosse: il mitragliere, non vedendo nulla davanti a sé, non spara; oppure tira nel nulla e quindi, per il rumore della raffica o per la luminosità della vampa, è identificato e si prende una bomba a mano nella feritoia o la fiammata di un lanciafiamme... Nei trattati di tattica bellica d'inizio secolo si legge come la mancanza di visibilità sia un asso nella manica per chi attacchi.
Tattico: I 5.000 uomini che compongono le linee difensive italiane, di competenza della 58^ divisione, non sono in grado di difendere né se stessi né le artiglierie sparse tra le varie linee. Oltre 14.000 austriaci attaccano e avanzano su 6 colonne compatte, due formate da 1.900 e quattro da 2.600 uomini, a cui è stato dato un ordine ben preciso: "puntare diritto avanti a sé!" Questi cunei hanno una soverchiante superiorità numerica e di fuoco sul velo di difensori che incontrano nella loro avanzata e che subito travolgono. Negli spazi tra una colonna e l'altra, altri difensori e artiglierie vengono superati senza che se ne avvedano o possano fare qualcosa, anche perché sono tronconi senza collegamenti e comandi.

Dai tragici eventi del primo giorno dell'offensiva austroungarica risulta chiara l'ipotesi tattica formulata: con una più oculata disposizione delle forze, oltre a inutili perdite, si sarebbero evitati una grave situazione di crisi e momentidi profondo scoramento.
Nel frattempo, tuttavia, la punta dell'irruzione austriaca (13° reparto d'assalto e reggimenti 24° e 25° Schützen) incontra la tenace resistenza del 215° (Brigata Tevere), l'ultimo reggimento della 584 divisione. Esso arresta l'avanzata degli Schützen su questo fronte: incontro della 4^ linea con la strada n. 7 - Parrocchia di Giavera - ferrovia, 1 Km a nord-est della Schiavonesca. Come attesta il Diario Storico del 215°, nel primo pomeriggio avviene un pericoloso momento di crisi tra gli Italiani, per il disordinato arrivo, dalla zona invasa alle linee di resistenza, di gruppi di sbandati e di artiglieri costretti ad abbandonare i pezzi per evitare la cattura. Circa 400 fanti e mitraglieri e 500 artiglieri bombardieri sono fermati, armati subito di bombe a mano e riportati in trincea.
Dopo notizie allarmanti che giungono dalle linee ai comandi e che rendono sempre più precisi i contorni della pericolosa situazione, si riesce nel pomeriggio a preparare le contromisure per arrestare la rapida avanzata nemica. Si deve agire con le forze che sono in linea, perché il Comando Supremo metterà a disposizione le divisioni 47^ e 50^ del XXX Corpo e 13^ del XXVI Corpo, ma il loro impiego sarà possibile solo il giorno successivo, 16 giugno.
Il contrattacco deve essere portato dalla 48^ divisione a destra dello stesso VIII Corpo e dalla 51^ divisione del XXVII Corpo a sinistra. Nel settore centrale della zona invasa deve invece agire in veloce azione controffensiva il Gruppo tattico del col. conte Niccolò Giacchi, appartenente anch'esso al XXX Corpo della 9^ Armata di riserva, su cui il Comando dell'8^ Armata fa grande affidamento.



Nel settore di centro la lotta continua durissima: alle 15 due plotoni del II squadrone del 9° Lancieri di Firenze lanciano una carica nell'abitato di Giavera contro nuclei austriaci, che vi erano entrati e stavano saccheggiando le abitazioni, mettendoli in fuga e tenendo il paese fino all'arrivo di rinforzi. Già nel primo pomeriggio un mezzo del 31" battaglione d'assalto austroungarico assieme a reparti del 69" aveva attaccato la linea italiana a destra della strada n. 9, il tentativo è rinnovato alle 16 con maggiori forze e anche contro la connessione tra il III e il II 215°, ma tutti gli assalti vengono respinti. Verso sera, intorno alle 18, gli austriaci riattaccano, ancora senza riuscire a sfondare.
Il Comando del XXIV Corpo imperiale non intende infatti sostare sulle posizioni raggiunte e alle 18 ha ripreso l'offensiva su tutto il fronte: la 31^ divisione ha come obiettivo il Colesel Val dell'Acqua q. 368 metri, il punto più alto del Montello vicino alla strada n. 13, la 13^ divisione Schützen vuole portarsi oltre Giavera e la 17^ divisione vuole raggiungere la ferrovia Montebelluna - ponti della Priula. Questi attacchi si scontrano con i contrattacchi italiani e praticamente si annullano a vicenda, anche perchè ormai i reparti di punta austroungarici devono anch'essi fare i conti con la difficile e disorientante topografia del Montello, non per niente ribattezzato dai fanti italiani che avevano già vissuto quella tragica esperienza, per le sue doline coperte da vegetazione talora fitta, "Carso verde".
Nel settore di sinistra il Comando del XXVII Corpo può mettere in campo nel pomeriggio del 15 soltanto il 45° (Brigata Reggio). Il reggimento si schiera normalmente alla dorsale del Montello, fronte a nord-ovest/sud-est sulla linea Casa Casa Serena - Casa Bandiera - Casa Carpenedo; il 11/45° a cavallo della strada n. 9 a sud della strada militare (la strada che collega da ovest a est le carrarecce dalla 21^ alla 8^) di rincalzo; il II/45° da Casa Carpenedo a Casa Bandiera e il II/45° da Casa Bandiera a Casa Serena, ossia tra le strade n. 9 e n. 10. Il contrattacco inizia verso le 18:30 e si frantuma nella boscaglia incontrando l'avanguardia della 31^ divisione, in particolare il suo 31° battaglione d'assalto.
Il contrattacco del 45° ottiene se non altro lo scopo che ha la precedenza assoluta: quello di bloccare l'azione della 31^ divisione e d'impedirle di continuare a dilagare verso ovest lungo la dorsale e sulla strada "marginale" settentrionale. Nel settore centrale, contro l'azione della 13^ divisione Schützen che punta verso sud-ovest, parte alle 17:30, dalla zona a cavallo della ferrovia tra Casa Zanatta e Casa Bandiera, il contrattacco del Gruppo tattico del col. Giacchi.
Verso le 16:30 era giunto sul posto il XXVII reparto d'assalto "Fiamme nere" del magg. Freguglia, che riceve l'ordine di rioccupare il saliente della Madonnetta in concorso con il II/2l5° (Brigata Tevere). La 1^ compagnia degli arditi attacca la "casa bianca" (alias Casa Croce) davanti alla Sorgente della Madonnetta entro il saliente della 4^ linea difensiva, ma viene respinta e cade il suo capitano; invece il successivo assalto della 2^ compagnia raggiunge l'obiettivo, infliggendo perdite agli Schützen che erano sulla posizione. Nel frattempo la 3^ compagnia risale combattendo il trinceramento del saliente a est del Vallone del Forame.
Nella notte si susseguono senza sosta aspri combattimenti, finché verso le 8 del 16 giugno tutto il saliente della 4^ linea di difesa sopra Giavera ritorna in mano italiana per opera degli arditi e dei fanti del II/215°. Contemporaneamente i bersaglieri del 2° reggimento e le autoblindo risalgono la strada Montebelluna - Nervesa verso San Mauro. La più profonda puntata austriaca sul Montello, quella del 24° e del 25° Schützen, è arrestata e fatta retrocedere sulla linea Busa delle Rane - Bavaria. Nel settore di destra il 270° reggimento (Brigata Aquila) e 79° battaglione del genio, facenti parte della 48° divisione, lanciano anch'essi alle 17:30 il contrattacco contro i reggimenti 39° e 46° della l7^ divisione, che avanzano, preceduti dal 17° battaglione d'assalto, verso Sovilla e Nervesa. Lo scontro avviene attorno all' Abbazia di Nervesa e si slega in episodi dall'esito incerto. Dopo aspra lotta tuttavia gli ungheresi hanno la meglio, riescono a scendere dal Montello nella pianura e a puntare lungo il Piave in direzione dei ponti della Priula. Da San Mauro fino al curvone della ferrovia a sud di Sovilla, il II/2l0°, il III/270° il 79° battaglione del genio si schierano sul rilevato ferroviario.
Alle 21:15 del 15 giugno la compagnia arditi del lll° respinge il primo forte attacco alla Villa Berti e, con l'arrivo in linea del I/111°, un altro potente assalto alle 5 del giorno 16 viene anch'esso ricacciato dai fanti e dagli arditi della Brigata Piacenza, appoggiati dal pronto intervento dell'artiglieria.

La grande offensiva imperiale sul Montello è arrestata: per quanto improvvisati e poco coordinati i contrattacchi italiani della sera del 15 giugno, proseguiti anche nella notte, hanno bloccato l'iniziale slancio offensivo del forte XXIV Corpo d'armata del generale Goiginger. Gli austroungarici hanno tuttavia creato un'ampia testa di ponte sul Montello centro-orientale, adatta per decisivi sviluppi strategici. Sebbene, il ponte di Villa Jacur sia stato prima colpito da aerei italiani e poi travolto alle 16:30 dalle acque, molti reparti austriaci hanno già messo piede al di qua del Piave.
Alla mezzanotte del 15 ben 29 battaglioni dei 39 del XXIV Corpo sono sul Montello: 9 della 31^ divisione, 13 della 13^ divisione Schützen e 7 della 17^ divisione; altri 4 passeranno nella nottata. Inoltre il gen. Goiginger chiede all'Alto Comando e ottiene la 11^ la divisione di cavalleria Honvéd (gen. Hegedüs), che è avvicinata al fronte e accampata sulla sponda sinistra del Piave a Falzè.